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Dal L'Adige del 4 ottobre 1988

A scuola di coro per stare insieme

di Franco Bertoldi

In un fortuito e fortuna­to incontro abbiamo potuto ascoltare un co­ro una volta tanto non trentino; e parlare con il suo fondatore e mae­stro, il prof. Luciano Pengo, il quale, accanto alla forma­zione professionale (diploma in pianoforte e organista nel­la chiesa degli Ognissanti di Padova) ha maturato la fer­ma convinzione del valore artistico e educativo della co­ralità come pratica culturale scolastica e sociale.

[...] L'interesse dell'episodio, tuttavia, va oltre quello che potremmo chiamare il mo­mento sociale della coralità, poiché il prof. Pengo, accan­to alle attività di pianista, di compositore e di armonizza­tore nonché di maestro del coro è attivo anche come in­segnante di educazione musi­cale nelle scuole medie. Ed è a questo aspetto che voglia­mo dedicare qualche atten­zione. [...]

Certamente in dodici anni di esperienza corale con il suo gruppo, il maestro Pengo — che ha seguito anche for­mazioni impegnate nella li­turgia ed ha diretto una inci­sione del suo coro la quale ne testimonia l'impegno e il li­vello — ha pure maturato al­cune convinzioni, la più im­portante delle quali a nostro avviso riguarda la funzione del maestro del coro come animatore e sostenitore dei processi di socializzazione che la pratica corale favori­sce e sviluppa. Pur nell’accettazione delle diversità dei membri del gruppo corale – secondo Pengo – spetta al maestro del coro proporre unità di intenti e di ideali coin­volgendo anche l'ascoltatore nelle proposte che, attraver­so il canto, possono essere avanzate. Ciò si raggiunge, se­condo Pengo, anche con una accorta scelta del repertorio da presentare all'utenza.

Tutto ciò è stato coerente­mente mostrato da quanto abbiamo sentito nelle presta­zioni del coro, il quale, ac­canto a testi di forte tradizio­ne popolare (per es. «Me compare Giacometo») ha proposto nella serata «pezzi» di levatura, per cosi dire, in­ternazionale, come ad esem­pio «Gerico» e «Hava Nagila», con una convinzione che andava al di là della specifica definizione tecnica.

In effetti, riecheggiando quanto già ci aveva detto Sil­vio Pedrotti qualche anno addietro, le formazioni corali — passando dalla condizione di gruppo «centrato sul lea­der» (il maestro del coro) al «gruppo centrato sul compito» (realizzare musica corale) a «gruppo centrato su se steso» (raggiungere il piacere di stare assieme) — costituisco­no un'occasione pedagogica globale, in cui tutti i comples­si momenti della formazione musicale, espressiva e sociale sono agevolmente inclusi.

Da questa esperienza, di­ciamo, esterna alla scuola co­me sede di educazione, è pos­sibile — secondo il maestro Pengo — entrare nella di­mensione scolastica. In real­tà — egli osserva — i pro­grammi della scuola secon­daria di primo grado non danno molta attenzione all'e­ducazione corale. Da questo punto di vista Pengo ha ra­gione. [...]